Il primo a teorizzare che la collettività potesse avere una responsabilità nel consolidamento dell’atto suicidario è stato il sociologo francese Émile Durkheim, nel saggio Il suicidio. Studio di sociologia, pubblicato nel 1897.

È successo ancora: è passato solo un mese dal suicidio di una giovane persona e ora un’altra giovane vita si è interrotta.
Come è possibile tutto questo?

Il suicidio di una giovane persona riguarda tutte e tutti noi: è il segno di un fallimento della società intera. Quanti altri dovranno suicidarsi affinché le istituzioni — tutte, dalla scuola alla sanità, dalla politica ai territori — si facciano carico di questa mattanza?

Quanto dobbiamo ancora aspettare per avere un Piano Nazionale per la prevenzione del suicidio?
Se non ora, quando?