di Gioele Urso

Torino | La Tazza Blu | Prevenzione dei suicidi tra i giovani | Madri che hanno perso un figlio

Parlare di suicidio si può, anzi si deve farlo per sostenere quegli adolescenti che potrebbero pensare di farla finita. A dirlo sono Rocchina Stoppelli e Lucia Gallone dell’associazione La Tazza Blu, entrambe madri che hanno perso la propria figlia e il proprio figlio e che hanno deciso di impegnarsi per contrastare un fenomeno sempre più crescente. 

“Si tratta di un problema sempre più grave a Torino e in Piemonte”, ha spiegato Rocchina Stoppelli, presidente dell’associazione La Tazza Blu, ieri, lunedì 14 dicembre, davanti ai membri della Commissione Sanità del consiglio regionale del Piemonte, “Per l’Organizzazione mondiale della Sanità il suicidio rappresenta la seconda causa di morte degli adolescenti dopo gli incidenti stradali. Eppure continua a rimanere un argomento tabù e non esistono strumenti di prevenzione”.

L’associazione La Tazza Blu nasce in ricordo di Giulia, la figlia di Rocchina Stoppelli, che si è tolta la vita poco prima di compiere 17 anni nel 2017. All’epoca la ragazza lasciò alcune lettere: “Sono lettere di proiezione, a tutti ha scritto ‘realizzate i vostri sogni’ mentre per se stessa ha scritto solo ‘non so perché lo faccio’. Con mio marito e mio figlio abbiamo pensato che non abbia riconosciuto i pensieri, che non abbia capito che cosa le stesse succedendo. Non è riuscita a dare parola a questi pensieri di morte”, racconta la donna. 

Da qui la necessità di affrontare il tema del suicidio per abbattere il tabù che lo avvolge e permettere agli adolescenti di fare i conti con i propri malesseri e riconoscerli. In Italia le associazioni che si occupano di questo tema si contano sulle punte delle dita di una mano: “L’associazione ha come missione parlare di suicidio e prevenzione del suicidio. Abbiamo progetti di intervento e post intervento e stiamo mettendo in cantiere un progetto di sostegno che si chiama Teen-Aid”, spiega Rocchina Stoppelli. 

“Noi ci occupiamo di fare in modo che questo tema venga portato alla luce perché ci sono diverse difficoltà a parlarne”, continua Lucia Gallone che ha conosciuto l’associazione La Tazza Blu nel maggio di quest’anno dopo che il figlio si è suicidato, “Il nostro obiettivo è entrare nelle scuole in modo tale che siano i docenti a parlare ai ragazzi e che i genitori conoscano questo tema in modo che nei disagi comuni dell’età adolescenziale ci si renda conto che ci può essere anche questo problema”. 

Il suicidio, raccontano le due donne, sembra una realtà così lontana e fino a quando non succede non ci si rende conto che questa sofferenza possa irrompere nelle nostre vite. “Non parliamo solo di cyber bullismo o bullismo. Ci sono situazioni in cui il ragazzino invece di andarsene via di casa e avere una vita sua decide di farla finita. Dobbiamo dare voce a questo malessere e cercare di spiegare cosa succede all’interno della mente di questi ragazzi”, dice Lucia Gallone. 

Il progetto Teen-Aid viene messo in atto all’interno delle scuole in seguito a un suicidio, quando il banco è già vuoto. Si cerca di dare sostegno ai docenti e ai compagni attraverso l’intervento di psicologi. “È difficile entrare nelle scuole perché c’è difficoltà a trattare il tema”, conclude Lucia Gallone che poi racconta come l’utilizzo di uno strumento multimediale, come un film in streaming, abbia avuto l’effetto di far esprimere ai ragazzi di esprimere il loro pensiero: “Da loro stessi è venuta l’esigenza e la richiesta di sapere a chi rivolgersi per parlare di questi temi, perché è un disagio che sentono, ma non sanno con chi parlarne per paura di essere presi in giro oppure perché credono di non riuscire a ricevere il giusto aiuto”.